Vaccini, tutto quello che c’è da sapere: storia e situazione in Italia

Si tratta di una tematica sempre molto controversa e dibattuta e, come spesso accade in Italia, quando si parla di sanità, sono in tanti a credere di conoscere ogni particolare e tutte le cure necessarie. Quando si parla, però, di vaccini, la confusione resta tanta e l’opinione pubblica continua a dividersi. La comunità scientifica internazionale continua infatti a sostenere l’efficacia della vaccinazione per prevenire l’insorgenza di malattie e la diffusione delle epidemie, dall’altra cresce il fronte complottista, che inneggia a disinformazione e a scelte libere. È però ormai noto che l’Italia sta imponendo una vaccinazione massiccia di tutti i bambini in età scolare, una misura per evitare contagi e prevenire la diffusione più veloce di alcune malattie. Ma conosciamo davvero tutto sui vaccini? Ecco le quattro domande più frequenti con le relative risposte.

Chi ha scoperto il vaccino?

La scoperta che ha rivoluzionato la medicina risale al 1796. Il medico britannico Edward Jenner notò che le addette alla mungitura delle mucche non contraevano il vaiolo umano, ma erano maggiormente soggette a quello bovino. Sfruttando il pus di una lesione da vaiolo bovino, Jenner immunizzò un bambino di 8 anni, che non contrasse la malattia. Da questo esperimento nacque il vaccino, il cui nome deriva proprio dal virus Vaccinia, nomenclatura con cui in medicina è indicato il vaiolo bovino. Pur essendosi raffinata ed evoluta nel corso degli anni, la tecnica utilizzata da Jenner è la stessa alla base delle vaccinazioni attuali.

Come funziona la vaccinazione?

Attraverso una somministrazione tramite ago, il personale medico inietta nel corpo una quantità infinitesimale di un agente infettivo inattivato o di antigeni messi in sicurezza o di proteine sintetiche. Tali agenti provocano una risposta immunologica che riproduce l’infezione naturale, ma non provoca i sintomi della malattia, né le complicanze ad esse connesse. Simulando quanto avviene con l’agente infettivo, il vaccino stimola il sistema immunitario del corpo umano ad incrementare la concentrazione di cellule e anticorpi specifici che siano in grado di neutralizzare il microrganismo, nonché a ripetere l’operazione nel momento di effettiva contrazione di virus o malattie.

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Qual è la situazione dei vaccini in Italia?

Secondo i dati diffusi dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno Stato raggiunge l’immunità di gregge intorno al 95%. Si tratta di una soglia al di sopra della quale gli agenti per cui è stato diffuso un vaccino restano isolati e non si diffondono. Al di sotto di questa soglia, invece, non è garantita la sicurezza sanitaria dell’intera nazione. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia nessun vaccino raggiunge la soglia del 95% della popolazione, nonostante la situazione sia migliorata in maniera evidente nel corso degli ultimi mesi. Questo dato è giustificato dalla scarsa percezione del rischio secondo alcuni genitori, rafforzata da quanto appare sui media sotto forma di informazione o di fake news. Secondo le ultime rilevazioni, 11 regioni italiane su 21 – visto che si considerano Trento e Bolzano separate a livello sanitario – hanno raggiunto la soglia del 95% di popolazione che ha effettuato il vaccino esavalente [contro Epatite B, Tetano, Polio, Difterite, Pertosse e HIB], ma la media nazionale si attesta al 94,5% a causa delle valutazioni scettiche di regioni come Friuli Venezia Giulia e Sicilia, nonché della provincia di Bolzano. Ancor più bassa la copertura vaccinale anti-varicella, che si attesta al 30%.

Qual è l’opinione della comunità scientifica sui vaccini?

La comunità scientifica, sia italiana che internazionale, concorda sull’efficacia dei vaccini. Sul territorio nazionale, il fronte “pro-vax” è rappresentato dal professore ordinario di microbiologia e virologia presso il San Raffaele di Milano Roberto Burioni. Il professore, molto attivo nella divulgazione scientifica anche a mezzo media e social network, ha più volte dichiarato l’importanza della vaccinazione: «Se cala il numero di bambini vaccinati, si accumulano individui suscettibili a malattie come poliomielite e difterite. Se i vaccini diminuiscono è come smettere di costruire scuole antisismiche. E se poi arriva il terremoto? Se non facciamo qualcosa per invertire questa tendenza, nel nostro Paese ci saranno sempre più individui suscettibili di queste infezioni».